Il doppio ex Bruschini: Foggia da playoff. E’ un momento no...

Trentini, Cimenti, Colla. Pirazzini, Bruschini… Una poesia sul Foggia Calcio, di quelle che si imparavano a memoria senza doverle recitare in piedi sulla sedia. Bastava andare allo stadio, nei bar o per le vie del centro della vecchia Foggia, per sciorinarla con tutto il sentimento che un tifoso può disporre. Una poesia che abbiamo volutamente fermato alla maglia numero cinque, quella di Bruschini. Una maglia che il “Brusca” ha indossato con l’armatura del guerriero per sei stagioni dal 1972-1978. Due promozioni in Serie A e una caratteristica che non si compra al supermarket: la cattiveria agonistica (per i più moderni, la “garra”). O ci nasci o non puoi capire. 

DUELLO – Toscano di Grosseto ed ex calciatore amaranto, Novilio oggi vive a Livorno ma porta ancora nel cuore i colori rossoneri, al punto da dividere il suo cuore nelle vesti di doppio ex della partita di domenica. Una partita che non avrebbe mai pensato di dover classificare come duello per non essere il fanalino di coda del campionato: «Certo che non me l’aspettavo. Conosco bene il Livorno ed ho seguito alcune partite del Foggia e le due squadre non meritano quella posizione».

Per quanto riguarda i rossoneri Bruschini ha le idee chiare: «Nel Foggia Calcio ci sono calciatori importanti. Penso solo ai tre attaccanti: Iemmello, Mazzeo e Galano. Scusate, ma… questi tre chi ce li ha in Serie B? Poi è chiaro che vanno supportati nel modo giusto. Non dimentichiamo poi Kragl che tira legnate incredibili, gioca a testa alta. Ho visto la squadra in alcune occasioni, ad esempio contro lo Spezia, e non mi è dispiaciuta».

LE MOTIVAZIONI – I risultati dell’ultimo periodo hanno portato cinque pareggi e una sconfitta nelle ultime sei gare giocate. Novilio svela un aneddoto. «Nel calcio basta poco per cambiare. Ricordo due anni prima di passare al Foggia. Era il 1970, giocavo nel Livorno. Partimmo molto male e ci ritrovammo all’ultimo posto. Alla decima partita arrivò in panchina Armando Picchi. Con gli stessi identici giocatori sfiorammo la promozione in Serie A. Non era cambiato niente negli uomini. Cosa fu determinante? Il suo sguardo e le motivazioni. Ci guardava in faccia nello spogliatoio, ci guardava in faccia quando ci aspettava all’uscita del tunnel verso il campo di gioco. Ci guardava con una determinazione tale che noi entravamo come proiettili in campo».

Quanto contano le motivazioni nel calcio e quanto possono incidere sul prosieguo del campionato dei rossoneri? Domanda scontata, come la risposta. «Fanno la differenza. Ricordo che la prima partita con lui la perdemmo. Lui entrò negli spogliatoi, ci disse che non era successo niente e stabilì allenamenti fuori città. Come ci trasmetteva grinta, coraggio? Anche con gli allenamenti. Faceva le partitelle con noi, ma prima di iniziare si toglieva gli scarpini. Diceva che non voleva farci male. E giocava scalzo».

Il Foggia Calcio allora non deve abbattersi. Questo è il messaggio? «Ragazzi, i rossoneri hanno nove punti e otto di penalizzazione. Hanno fatto sul campo 17 punti. Qualcosa di buono c’è. Si tratta di un brutto momento, tutto qui. Vi svelo una cosa. Sono spesso ospite di un’emittente televisiva locale. Qualche settimana fa ho detto in tv che il Foggia sarebbe arrivato tranquillamente ai playoff. Ma serve anche quella determinazione di cui parlavo».

CHE SQUADRA – Ottimismo che Bruschini trova in dati, almeno sulla carta, oggettivi. «Basta leggere i nomi di chi gioca. Basta vedere lo stadio, il pubblico. Ho detto che sono convinto che il Foggia Calcio andrà ai playoff e anche adesso lo ripeto. O quantomeno ci andrà molto vicino. La Serie B è questa ragazzi, vinci due partite e prendi il giro giusto. E se una città come Foggia prende il giro giusto si impauriscono anche le altre. Il Foggia ha una storia importante, diversa dalle altre, ha un pubblico caldissimo…».

Una tifoseria che Bruschini ha conosciuto sul campo. «Vi svelo una cosa. Parlo spesso di Foggia ed è sempre un godere. Non ho mai provato soddisfazioni come quelle che ho vissuto lì. Quando entravo in campo non guardavo l’altra squadra, l’arbitro, il pallone… guardavo i tifosi. La gente che veniva allo stadio. Ricordo il tetto della tribuna pieno di persone. Il tetto!!! Un pubblico caldissimo, come anche imponente è quello di Livorno. Per questo metterei la firma per il pareggio domenica (sorride nda), così non scontento nessuna parte del mio cuore».


foggiasport24

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