Fame, nostalgia e tradizione

1.000 tifosi del Foggia Calcio a La Spezia, analisi del fenomeno sociale

Mettiamo subito in chiaro le cose. A noi di Foggiasport24.com non piace buttare giù un articolo per facili consensi o per fare incetta di “pollici” rivolti verso l’alto su Facebook. Da operatori della comunicazione siamo chiamati a parlare di cose concrete. Che poi una notizia possa essere dolce come cucchiaini ricolmi di miele per i tifosi rossoneri è una mera casualità che non disdegniamo. Parliamo di un numero a quattro cifre: 1.100. Tanti, almeno sulla carta, dovrebbero essere i tifosi del Foggia Calcio che si sobbarcheranno centinaia di chilometri per vedere i rossoneri al “Picco” di La Spezia nella partita contro la squadra bianconera allenata dal grande ex Pasquale Marino (promozione in C1 nel 2002-2003 con il Foggia).
I NUMERI E LE PROIEZIONI – Nella tarda serata di ieri i dati parziali davano per superata quota 750 a due giorni dall’apertura della vendita dei biglietti per il settore ospite e a due dalla chiusura prevista alle 19 di domani. Il dato è destinato a salire e a sforare il tetto dei 1.000. La previsione del club rossonero, ma evidentemente anche l’auspicio, è quello di artigliare la quota 1.100. Significherebbe riempire per oltre la metà il settore ospiti a loro dedicato e capace di contenere, al pieno della sua capienza, circa 2.000 sostenitori.

SENZA PAURA – Non sarà pienone, è evidente, ma si parla comunque di un dato eclatante. Soprattutto se si pensa che si tratta di una trasferta di poco meno di 800 km, più o meno equivalente a 7 ore di viaggio. E poco importa se la classifica, complice la penalizzazione di otto punti (in attesa della riformulazione delegata alla Corte Federale d’Appello), veda il Foggia Calcio in piena bagarre per evitare la retrocessione e nel pieno di un cambio tattico alla ricerca di un equilibrio, fino ad oggi, rivelatosi instabile.

FEDELI SEMPRE – Rimanendo sempre nell’ambito dell’oggettività, le trasferte dei rossoneri sono diventate un piccolo grande fenomeno sociale. Indipendentemente dai risultati della squadra, indipendentemente dalla distanza o dal lunatico calendario di Serie B, il Foggia sa di poter contare su uno zoccolo duro di un migliaio di tifosi. Lo dimostra il premio di miglior tifoseria di B in trasferta assegnato agli ultimi Sports Awards, premio a carattere nazionale. Così come lo dimostra la splendida foto scattata al Manuzzi di Cesena nella passata stagione (in apertura dell’articolo) con oltre 4.000 persone a riempire una curva a due piani.

VOGLIA – Sarà la fame. Quella di calcio che la città ha accumulato in diciannove lunghi ed estenuanti anni nelle categorie più basse del professionismo (e per un anno anche un’apparizione nel dilettantismo). Oppure sarà la fame acuita dal lungo digiuno da partite, dovuto alla sosta per le Nazionali e ancor prima alla giornata di riposo, che il calendario ha curiosamente abbinato nel giro di una manciata di giornate. Sarà perché di Foggia si sente la mancanza solo quando si è lontani e i tanti “esiliati” per lavoro non vedono l’ora ti tornare a parlare senza tante vocali e con la “o” chiusa. Anche per sole due ore in una curva di uno stadio. La dolce sensazione di sentirsi a casa.

COESIONE – Forse, più semplicemente, sarà un fenomeno sociale. Quello che lega la città alla sua squadra di calcio da sempre, dai tavoloni di legno dei tempi di Oronzo Pugliese e della prima Serie A, ai gradoni in cemento rossonero di oggi. Un fenomeno che identifica la città. O meglio ancora, l’unica cosa che la unisce e la mette d’accordo. Il collante di un tessuto sociale spesso problematico, contrapposto e spigoloso. Una tradizione che sa li laica liturgia, di padre in figlio, di generazione in generazione. “U’ Foggé è semb u’ Foggé”.

Allora sì che il risultato, a volte, diventa anche secondario.


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