Arresti mafia, anche pressioni sul Foggia Calcio per ingaggio giocatori

Le mani della malavita sul mondo del pallone

Avrebbero esercitato pressioni su ex dirigenti ed ex allenatore del Foggia calcio per l’ingaggio di un calciatore locale gli esponenti dei clan mafiosi foggiani arrestati questa mattina in una operazione della polizia e dei carabinieri.

30 le persone raggiunte da una misura restrittiva (10 quelle già detenuti). Tra i nomi degli indagati spicca anche quello di Rodolfo Bruno il pluri pregiudicato ucciso il 15 novembre a Foggia.

Aggiornamento:

Trenta arresti tra la malavita locale. Dalle indagini emerge che anche il club rossonero era stato costretto nel 2015 a sottoscrivere un contratto a Luca Pompilio, secondo gli inquirenti, vicino al mondo criminale.

Avrebbero esercitato pressioni sull’ex allenatore Roberto De Zerbi (oggi al Sassuolo), sull’ex direttore sportivo Giuseppe Di Bari e sul figlio del patron del Foggia Sannella per l’ingaggio di un calciatore in Lega Pro, gli esponenti dei clan mafiosi arrestati questa mattina a Foggia. È quanto emerso dall’ordinanza che ha portato all’arresto di 30 affiliati alla malavita foggiana, in una maxi-operazione messa a segno da Carabinieri e Polizia di Stato. Un’estorsione in piena regola non denunciata all’epoca dei fatti a gennaio 2016, quando la squadra di calcio militava in Lega Pro.

I nomi — All’interno dell’ordinanza che ha accompagnato i provvedimenti restrittivi figurano i nomi dell’ex d.s. Di Bari, dell’ex tecnico De Zerbi e di Antonio Sannella. Ai tre membri della società rossonera avrebbero imposto la stipulazione di contratti di ingaggio nei confronti di soggetti vicini all’associazione malavitosa. In particolare dell’ex calciatore Luca Pompilio, tesserato a gennaio del 2016 e poi girato in prestito al Melfi (sempre in Lega Pro), e del giovane della Berretti Antonio Bruno.

Le intercettazioni — All’interno di intercettazioni tra affiliati sono emersi i nomi dell’ex d.s. e dell’allenatore, oggi al Sassuolo, chiamato “il bresciano”. De Zerbi all’epoca avrebbe anche contestato a Di Bari la condizione fisica di Pompilio (che aveva già vestito la maglia del Foggia in C1 nel 2012). Nell’ordinanza sono evidenziate minacce al figlio del patron rossonero da parte dei delinquenti, per imporre l’ingaggio dei due calciatori. La sottoscrizione del contratto di Pompilio per gli organi inquirenti è stata conseguenza delle richieste estorsive degli affiliati, alle quali il club “invece di opporre un fermo rifiuto ha preferito assecondare le richieste dei malviventi”, si legge in uno stralcio dell’ordinanza emessa questa mattina


immediato.net / gazzetta.it

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